McKennie: “Ora riesco a dare il meglio ma prima…”

Weston McKennie sarà titolare anche in Juve-Fiorentina. L’americano sta scalando le gerarchie di Allegri a centrocampo, dopo l’ottima prestazione in Champions con lo Zenit. Per l’americano però la nuova stagione in bianconero non era cominciata nel migliore dei modi. Lo racconta lui stesso in un’intervista ad Nbc Sports e al giornale The Athletic. L’ex Schalke si sofferma sul passaggio dal calcio Usa a quello europeo e fornisce qualche dettaglio sul rapporto con i compagni e l’ambiente Juventus. Non sempre idilliaco. Di seguito un riepilogo delle più importanti.

Il secondo anno di McKennie alla Juve

“Stiamo cercando di riparare nel miglior modo possibile, è stato un momento difficile e lo è ancora. Personalmente, ammetto che non sia stato un buon inizio di stagione per me: il primo paio di mesi è stato terribile, soprattutto venendo da una stagione come quella che ho fatto l’anno scorso. C’erano molte aspettative e tanta pressione. Penso che tutte le cose che mi sono successe negli ultimi mesi sicuramente hanno pesato un po’ perché le mie performance si alimentano anche dal mio livello di fiducia in me stesso e da quello che sento, e nella fiducia che sento dallo staff tecnico. E se sento che qualcuno mi dà quella fiducia, è allora che riesco a dare il mio meglio. Ed è sicuramente quello che penso di aver trovato, alla fine, per poter dire: sarò me stesso. Giocherò nel modo in cui so giocare e tornerò a giocare con la mentalità che ho sempre avuto. Sta funzionando per me, e spero che continui a funzionare“.

Gli inizi nel calcio europeo

“Quando avevo 15-16 anni non immaginavo che sarei arrivato dove sono adesso. Quando sono arrivato in Europa, allo Schalke, ho cominciato a pensare che avrei potuto farcela. Arrivavo dagli Stati Uniti, per me quello tedesco era un grande club. Quando raggiungo un obiettivo, ne ho subito un altro: ho voluto crescere il più velocemente possibile per vedere quale livello avrei potuto raggiungere e dove mi avrebbe portato”.

L’esperienza alla Juventus

“A essere onesti, ho lottato un po’ cercando un equilibrio quando sono arrivato. Non dal punto di vista dell’umiltà, ma per il semplice fatto che il calcio italiano ha una cultura diversa e la Juventus non è come le altre squadre in cui ho giocato. Ha una reputazione diversa. Tutti si aspettano che vinca e se non ci riesci non lo si accetta. Io sono una persona che odia perdere, ma non riesco a pensare troppo al passato. Fa male la sera, forse un po’ il giorno dopo, ma dopo la vita e il calcio vanno avanti e bisogna concentrarsi sulla prossima sfida. Quando sono arrivato mi dicevano ‘Ehi, che stai facendo ragazzo? Ridi, scherzi e ascolti musica, ma ieri abbiamo perso’. Ho imparato a scegliere i momenti giusti in cui lasciar uscire la mia personalità e quando contenerla, ma rimanendo sempre me stesso”.

I compagni di squadra

 “Giocare con campioni come Cristiano Ronaldo, Dybala, Szczesny, Chiellini e Bonucci? Se me l’avessi detto cinque o sei anni fa non ci avrei creduto: è da pazzi. A casa mi chiedono com’è lo spogliatoio, che tipo è Dybala. Non cambierebbe nulla se io non ci fossi, ma questi sono i miei compagni, questa è la mia squadra. Se ho bisogno di loro mi basta bussare alla porta della loro camera. Quando arrivi in squadre come questa non puoi comportarti da ‘tifoso’ o da ‘fan’ perché ora questo è il tuo nuovo livello: devi dimostrare di poterci stare“.

Mckennie e gli Usa

“Ho imparato sicuramente tanto da quella esperienza in nazionale (l’esclusione per le foto con i fan senza mascherina ndr). E ho avuto il merito di abbassare la testa subito dopo e pensare solo a lavorare. Tutti avevano da dire sul mio conto anche se non tutti sapevano cosa stavo attraversando, quindi il modo migliore per superare il momento è stato pensare a lavorare”.

 

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